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Increscioso? Sicuramente. Incredibile?
Leggete quanto segue, e più in dettaglio sul sito
www.asa-press.com, sotto il link ENOPIRATERIA, in fondo
alla home page.
La vicenda è di una certa complessità, come tutte le
vicende burocratiche, ed ha un iter storico di alcuni
anni, con Regolamenti Comunitari UE che prima proteggono
gli Stati membri e i loro interessi, e poi, con
emendamenti subdoli e di difficile comprensione persino
per i più esperti, li svuotano di contenuto, affermano
praticamente il contrario rispetto all’originale, ed
aprono le porte ad ogni sorta di masnaderia, legittimata
dalle norme dell’Unione Europea (sigla UE).
Un caso emblematico è quello che chiameremo, per
comodità, “enopirateria”. L’Italia vanta una tradizione
millenaria di fatica e arte per la produzione di vino di
qualità, ed i nomi dei vini italiani sono una garanzia,
in tutto il mondo. Tanto è vero che nel 1999, l’Unione
Europea delibera Reg. n° 1493 di voler difendere gli
interessi legittimi di consumatori e produttori del
mercato interno, di voler evitare che il consumatore sia
tratto in errore e di voler proteggere le espressioni
tradizionali; inoltre di voler evitare la concorrenza
sleale per i produttori . Si parla in dettaglio di
indicazioni geografiche, nomi di varietà di viti,
protezione di menzioni tradizionali contro imitazioni ed
evocazioni, tra l’altro all’articolo 24. Nel 2002 – Reg.
n° 753 il linguaggio e le intenzioni restano
sostanzialmente identici.
Nel 2004 però si cambia registro.
Nel Regolamento 316 vengono soppressi alcuni paragrafi
citati solo per numero, e data la complessità e la
lunghezza dei testi, è difficile che il cittadino si
accorga che le precedenti leggi europee sono state
svuotate di contenuto proprio nei paragrafi che prima lo
proteggevano.
Le motivazioni sulle modifiche peraltro suonano vaghe e
pretestuose.
Per cui nasce spontanea la domanda: quali realtà si
volevano favorire, a danno del patrimonio tradizionale
culturale ed economico italiano?
Ricordiamo che nonostante le numerose “copie” e
“contraffazioni” del made in Italy, l’Italia è oggi un
forte esportatore di vino – anzi, lo era! L’export di
specialità enogastronomiche comunque fino ad oggi è una
voce fondamentale del nostro bilancio nazionale, insieme
al turismo. Ridurlo sostanzialmente, facilitando i
prodotti “taroccati”, danneggia ognuno di noi, e l’enopirateria
legalizzata dall’UE è un pericolosissimo precedente.
Domani toccherà ai nostri formaggi, salumi e altre
specialità per le quali siamo famosi nel mondo.
Nel 2005 il pericolo si fa acuto.
Lo denuncia, tra l’altro, il Presidente della Provincia
di Trapani Giulia Adamo durante una manifestazione nel
maggio 2005, per parlare di concorrenza sleale verso il
vino italiano e siciliano. Dati alla mano ha denunciato
che nella sola provincia di Trapani quasi due milioni di
ettolitri di vino sono invenduti obbligando di
conseguenza le istituzioni alla richiesta di
“distillazione” del prodotto in giacenza.
“La Comunità Europea – denuncia Giulia Adamo - con
singoli accordi, privilegia l’ importazione di vino nel
nostro paese con l’ aggravante che in alcuni di questi
paesi vengono utilizzate tecniche enologiche da noi
vietate. In alcuni paesi si possono anche utilizzare le
nostre denominazioni tradizionali.”
Ed ancora. Secondo la tabella
consegnata - frutto di un lavoro scrupoloso di ricerca -
si evince nei numeri che l’ import nel vecchio
continente di vino da paesi come l’ Australia, il Cile e
il Sud Africa ha avuto un incremento del 150% negli
ultimi cinque anni. Il dato sconvolgente è che il
surplus comunitario è pari a 10 milioni di ettolitri :
stesso identico quantitativo del vino importato da paesi
terzi !
LE CONSIDERAZIONE DELL’ A.S.A. – ASSOCIAZIONE STAMPA
AGROALIMENTARE
Danno doppio
I consumatori, ignari degli intrallazzi europei ed
intercontinentali (ma il denaro non ha patria!)
comperano in buona fede un vino dal nome a cui sono
affezionati, senza sapere che viene prodotto con
tecniche vietate in Italia (quali rischi per la salute?)
e comunque in un territorio ben diverso da quello delle
sue radici tradizionali.
Il danno economico tocca non soltanto i produttori e i
distributori del vino italiano, ma tutti i cittadini
italiani. Il disavanza del bilancio dei pagamenti con
l’estero infatti pesa sulle tasche di ognuno di noi! E
le cifre parlano chiare: ogni litro di vino importato da
paesi terzi (leggasi: altri continenti) equivale ad un
operazione di macero (distillazione, nel migliore dei
casi) dei nostri vini di tradizione, di qualità.
Una strage prevista
Già ai primi di marzo dell’anno scorso, l’A.S.A.
Associazione Stampa Agroalimentare, accortasi della
piega che gli eventi stavano prendendo, ha deciso di
attivarsi in diverse direzioni:
- allertando l’opinione pubblica attraverso gli articoli
pubblicati dai suoi associati giornalisti
- rivolgendo un accorato appello all’allora Presidente
della Commissione Europea,
il Professor Romano Prodi, con una lettera aperta,
nonché al Presidente della Repubblica
- coinvolgendo numerosissime associazioni di produttori
e di consumatori in un Movimento
di Opinione.
Le reazioni ufficiali
Lettera del Ministero delle Politiche Agricole e
Forestali e della Presidenza della Repubblica che sono
stati sensibili alle nostre richieste:l 12. Ottobre dal
Ministero e 19 Novembre del Segretariato Generale della
Presidenza della Repubblica, indirizzate a Gudrun Dalla
Via, Presidente dell’A.S.A. Associazione Stampa
Agroalimentare e Luciano Minoletti, allora segretario
della medesima associazione, in quanto portavoci del
Comitato spontaneo per la Difesa Produzioni Nazionali.
(sono sul sito www.asa-press.com, link enopirateria)
Nei fatti? Finora poco o nulla.
Lo scippo continua.
Anzi, rischia di aumentare come una valanga: quello che
oggi succede al vino italiano, domani toccherà ai nostri
formaggi, salumi e tanti altri prodotti tipici e unici
della nostra tradizione.
Un danno non soltanto per il nostro palato (il più
raffinato del mondo, si sa), ma per la nostra salute e
per il nostro portafogli: l’esportazione del settore
agroalimentare di qualità e di tradizione costituisce
(costituiva??) la seconda voce per importanza, nel
nostro bilancio nazionale delle esportazioni.
Compromettendo questa voce nel bilancio del paese,
diventiamo tutti più poveri.
LE PROPOSTE DELL’ A.S.A. –
ASSOCIAZIONE STAMPA AGROALIMENTARE
L
’ A.S.A. organizzerà un convegno istituzionale per
dibattere i problemi legati alla salvaguardia dell’
agroalimentare italiano.
L’ A.S.A. si rende istituzionalmente disponibile per far
proprie le problematiche dei singoli per promuovere un
movimento di tutela delle produzioni nazionali.
Gudrun Dalla Via, presidente A.S.A.
Associazione Stampa Agroalimentare
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