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12° Enosimposio degli Enologi ed Enotecnici di Sicilia
RELAZIONE COMPLETA

Si è tenuto dal 12 al 16 luglio a Campofelice di Roccella (Palermo), presso l'Hotel Fiesta Atheene Palace, il 12° Enosimposio degli Enologi ed Enotecnici di Sicilia. L’appuntamento, che ha rappresentato un valido momento di incontro tra gli esperti del settore, ha registrato la partecipazione di circa 300 persone.
Il programma del 12° Enosimposio è stato articolato in una serie di incontri per discutere alcuni dei più interessanti aspetti del mondo vitivinicolo e della commercializzazione dei prodotti. Moderatore dei lavori è stato il dott. Marco Mancini, direttore de “Il corriere vinicolo”.
L'evento è nato in collaborazione con l'Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste; l'Istituto Regionale della Vite e del Vino; l'Università degli studi di Palermo Facoltà di Agraria e il Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia di Marsala, l'Accademia Cucina Regionale. È stato fondamentale, inoltre, il sostegno delle aziende sponsor: Aeb Group; Cls Informatica; Enodoro; Hts; Imex Italiana; Oliver Ogar Italia; Sea Land Foodtech; Vallovin.
L'apertura dell'Enosimposio è avvenuta il 13 luglio alla presenza del neo assessore all’Agricoltura, prof. Giovanni La Via, che ha sottolineato l’importanza della categoria nel dare validi contributi ed ha avanzato possibili risoluzioni alle crisi di settore. In questa prima giornata sono stati presenti l’enol. Carlo Ferracane, presidente Assoenologi Sicilia; il dott. Dario Cartabellotta, dirigente responsabile IX Serv. Regionale allo Sviluppo Ass. Reg. Agr.; il dott. Leonardo Agueci, presidente I.R.V.V.; il prof. Giovanni Liotta, preside corso di laurea in Viticoltura ed Enologia di Marsala; il dott. Elio Costa, responsabile Accademia Cucina Regionale; Giuseppe Spartà, dirigente dell’Unità operativa di ricerca applicata e sperimentazione dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura.
I temi scelti, che hanno caratterizzato la dodicesima edizione dell’Enosimposio, hanno avuto lo scopo di far riflettere i rappresentanti della categoria su problematiche importanti e sulle eventuali soluzioni, ma anche di fornire stimoli per auspicare un miglioramento professionale. Temi strategici per lo sviluppo del settore vitivinicolo, sottolineando aspetti rilevanti per la competitività della filiera, per la formazione e per la ricerca.
A pochi giorni dal suo insediamento il neo assessore Giovanni La Via ha posto l’accento sull’importanza della categoria degli enologi e degli enotecnici per dare un contributo alla politica nelle decisioni relative al settore vitivinicolo. “L’agricoltura siciliana”, ha detto l’assessore, “ha subito negli ultimi anni diverse crisi, anche strutturali, legate ad un aumento dell’offerta in comparti dove la domanda è diminuita progressivamente e ancora all’apertura progressiva nei paesi del bacino del mediterraneo caratterizzati da costi di produzioni più bassi che determinano una capacità competitiva maggiore. La soluzione è trovare nuovi mercati, differenziare i nostri prodotti per nuove forme di consumo e formulare nuove strategie competitive, considerando che certe produzioni localistiche sono difficilmente valorizzabili perché il territorio di riferimento non è noto, ma anche che a livello internazionale la Sicilia è percepita come isola nella sua interezza quindi la valorizzazione di un marchio unico per la produzione siciliana potrebbe essere una delle strategie da adottare”. Soffermandosi poi sul mercato vitivinicolo ha sottolineato l’annosa difficoltà di vendere sul mercato una frazione consistente della produzione vitivinicola dell’isola e cioè quello delle cantine sociali, che ha finora avuto come destinazione principale la distillazione. “Dobbiamo elaborare al più presto un progetto che ci consenta di valorizzare commercialmente questa produzione,” ha dichiarato, “dato che la commissione europea con la riforma dell’Ocm intende abbattere progressivamente il ricorso alla distillazione. La Sicilia del resto ha dei vantaggi strategici”, ha ricordato l’assessore, “da un lato abbiamo un deputato europeo siciliano l’onorevole Castiglione, che può dare voce all’isola, dall’altro lato abbiamo un ministro favorevole ad accogliere le nostre istanze. Dobbiamo solo concertare assieme una posizione che sia la posizione siciliana da difendere con forza, utilizzando gli strumenti che abbiamo a disposizione e cercando di trovare le strategie più opportune, sia di breve che di lungo periodo. Non dobbiamo sottovalutare però l’aspetto qualitativo perchè se non riusciamo a fare un buon vino difficilmente possiamo instaurare politiche di commercializzazione valide. In questo possiamo trarre insegnamento dalla nostra viticoltura di punta che è diventata leader trovando spazio in nuovi mercati, che sta crescendo e che vanta un’imprenditoria sana, sviluppata, capace che va comunque supportata nel processo di crescita. Gli enologi e degli enotecnici che sino adesso non sono stati al centro dell’attenzione pur avendo grande importanza nei processi di trasformazione per ottenere un buon prodotto e ben accetto sul mercato, rappresentano una categoria che va ascoltata e supportata nel processo di crescita ed evoluzione. Il simposio di assoenologi è un appuntamento importante che consente di trattare assieme alcuni temi strategici per lo sviluppo del settore vitivinicolo ed aspetti rilevanti per la competitività della filiera, per la formazione e per la ricerca, su cui l’assessorato sta puntando moltissimo attraverso la selezione clonale per la valorizzazione dei prodotti autoctoni”.
Ricerca dunque ma anche formazione, ed in questo il ruolo delle università diventa fondamentale. “L’attivazione del corso di laurea in viticoltura ed enologia a Marsala,” dichiara il preside Giovanni Liotta, “rappresenta un contributo non indifferente alla diffusione di professionalità e competenza, grazie anche al coinvolgimento nelle attività didattiche di professionisti e tecnici. Per dare una formazione meno accademica e più concreta, liberandoci dell’aureola negativa finora attribuita all’istruzione impartita dalla nostra università, abbiamo infatti affidato ben dieci insegnamenti a professionisti che danno all’istruzione universitaria un contributo che solo le organizzazioni professionali possono dare. Abbiamo inserito nel corpo docente enologi e microbiologi, perché la ricerca in microbiologia è oggi fondamentale per l’avanzamento della viticoltura. Ciò è stato possibile grazie al contributo dell’assessorato che ci ha aiutato ad esempio nella realizzazione di due laboratori didattici. Ma anche all’evoluzione culturale: prima i processi erano empirici e mantenuti segreti dall’enologo geloso del proprio sapere. Oggi invece l’enologo diffonde la propria conoscenza, dando un input che poi il settore della formazione ottimizza e moltiplica. Il nostro lavoro ha avuto una risposta positiva da parte delle imprese, risposta che si concretizza nella continua richiesta dei nostri laureati”. “Questo successo”, ha concluso il preside,”è stato possibile grazie alla sinergia che si è creata tra le istituzioni, quella universitaria e quella dell’amministrazione regionale, e le categorie professionali coinvolte, che sono legate da un unico obiettivo: formare bravi enologi ma anche fare avanzare tecnologicamente la nostra regione”.
A sottolineare il ruolo dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino è stato il presidente Dott. Agueci, che ha che ha parlato del recente salto di qualità del settore con la produzione di lieviti, mentre ha espresso la sua preoccupazione per gli interventi drastici che la Ue intende adottare per risolvere il problema delle sovrapproduzioni vitivinicole attraverso la riduzione dell’intero patrimonio vitivinicolo europeo di circa 400 mila ettari, con il rischio che possa essere penalizzata una regione debole come la Sicilia. Per ciò che riguarda gli aspetti tecnici ha dichiarato Agueci – “Certamente dovremmo farci conoscere fuori: dobbiamo farci portavoce del nostro vino all’estero, non lodare il nostro vino a casa nostra. Nonostante le difficoltà che possiamo incontrare certamente il potenziale umano che mettiamo nella ricerca, nella tecnica può essere una strada da seguire
L’istituto fa parte della storia dell’enologia e della viticoltura siciliana perché è nato negli anni 50 e ha una sua univocità in quanto unica struttura tra le regioni, esiste solo in Sicilia. Affonda le radici in una grande tradizione, è stato un riferimento alla crescita e allo sviluppo dell’enologia siciliana negli ultimi decenni, anche le imprese che adesso hanno conquistato i mercati internazionali hanno fatto riferimento all’esperienza dell’istituto, da questa punto di vista coltiviamo le attività di carattere professionale e istituzionale con i laboratori, le attività di ricerca e sperimentazione. Per quanto riguarda il futuro dell’Istituto il direttore auspica un immediato reclutamento perché la struttura necessita un rafforzamento in vista anche delle prossime attività in cui interverrà – “ Ci è stato chiesto di mettere l’istituto a disposizione per le analisi dell’olio e per le certificazioni dell’olio. Penso sia una cosa positiva perché le competenze ci sono”. Il direttore Agueci ha parlato anche del primato che si avrà in questa vendemmia con il primo lievito siciliano prodotto dall’istituto, il vino porterà questa indicazione e sarà venduto in tutto il mondo, passiamo dalla fase dalla realizzazione alla concretizzazione commerciale. L’unico rammarico è quello di non aver trovato un lievitificio italiano e abbiamo dovuto contrattare con una multinazionale francese.
Il presidente ha concluso sottolineando l’importanza dell’apertura al confronto con enotecnici ed enologi di altre nazioni. “L’enosimposio è un appuntamento importante, ma non dobbiamo essere autoreferenziali, che è un pò il difetto dei siciliani che scambiano le cattive abitudini per tradizioni. Dobbiamo considerare l’enologia siciliana come un mondo nuovo, perché siamo antichi per pratiche enologiche ma siamo nuovi per capacità di essere competitivi”.
Antiche pratiche enologiche ma anche antiche tradizioni gastronomiche caratterizzano la nostra isola. “Non c’e’ una buona cucina se non c’e’ un buon vino”, dice il dott. Costa, responsabile accademia di cucina regionale che ha avuto un ruolo importante nella realizzazione di questa dodicesima edizione dell’Enosimposio.
A rafforzare e a migliorare l’immagine del vino siciliano e i risultati economici delle imprese i numerosi lavori dell’assessorato regionale all’agricoltura. “Attraverso i tecnici dei servizi allo sviluppo” ha detto Giuseppe Spartà, dirigente dell’Unità operativa di ricerca applicata e sperimentazione delll’assessorato regionale all’agricoltura, “l’Amministrazione Regionale ha dato avvio a studi riguardanti i vitigni e i lieviti autoctoni, la zonazione del territorio, gli effetti salutistici del vino. È stata valutata la variabilità intravarietale presente in ciascuno dei vitigni autoctoni siciliani, approfondendo la conoscenza sulle potenzialità agronomiche ed enologiche delle singole varietà finalizzata alla caratterizzazione dei vini. È inoltre previsto”, conclude Spartà, “che i cloni atti a soddisfare le esigenze del settore vitivinicolo orientato sempre più alla qualità e tipicità vengano iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di Vite”.

13/07/2006 I SESSIONE

Vitigni autoctoni ma anche lieviti autoctoni: sul loro studio si è basato l’intervento del dott. Daniele Oliva, ricercatore dell’istituto vite e vino. “In letteratura c’e’ un grande gap”, dice Oliva, “l’ultimo lavoro in microbiologia enologica risaliva agli anni 50, adesso un gruppo di lavoro sta riprendendo un po’ di ricerche tra cui lo studio della biodiversità dei ceppi di lieviti, selezionando quelli che possono avere un utilizzo pratico nella realtà. Attualmente le strutture che lavorano sui lieviti sono 3: prof romano, istituto vite e vino e Catania. In Sicilia è possibile trovare degli antichi palmenti, dove non è diventato comune l’uso di lieviti selezionati, ed in cui quindi è possibile riscontrare lieviti autoctoni, materiale base interessantissimo per gli studi del gruppo di lavoro”.
“La collaborazione di diverse professionalità”, ha detto Dario Cartabellotta, dirigente responsabile IX Serv. Regionale allo Sviluppo Ass. Reg. Agr. “è la chiave vincente Mettere assieme risorse umane e professionali approfittando di momenti come questo Enosimposio, in cui si può parlare del futuro della nostra viticoltura anche davanti ad un caffè. L’obiettivo non è capire se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto ma capire come si può bere ciò che c’e’ dentro. In Sicilia siamo in grado di produrre una vasta gamma di vini, è come avere un mazzo di carte con cui possiamo giocare in diversi modi. Bisogna essere capaci e abili a farlo”.

14/07/06 II SESSIONE

Ha parlato dell’impiego dei chips, nella seconda giornata dell’Enosimposio, il prof. Rocco Di Stefano dichiarando che si tratta di una scelta di carattere imprenditoriale, strumento per concorrere meglio nei mercati internazionali. L’uso dei chips in vinificazione ed in affinamento, in linea teorica, può portare a risultati simili a quelli che si ottengono con l’impiego delle barriques. Sempre in questa seconda giornata di lavori il dott. Stefano Raimondi ha affrontato la questione della costituzione di un marchio unico come grande supporto al consolidamento e allo sviluppo dell’immagine del vino siciliano sviluppare la presenza sui mercati globali.
ROCCO DI STEFANO (L’uso dei chips)
L’uso dei chips in vinificazione ed in affinamento in lina teorica può portare a risultati simili a quelli che si ottiengono con l’impiego delle barriques. L’impiego dei chips di quercia, a livelli diversi di dimensioni e di tostatura, può rappresentare una pratica utile, non tanto per migliorare la qualità dei vini, che dipende soprattutto dalla qualità dell’uva, ma per abbattere i costi di produzione, nel caso in cui siano ricercate note aromatiche vanigliate o di legno tostato. È una scelta di carattere imprenditoriale, strumento per concorrere meglio nei mercati internazionali.
Il trattamento dovrà essere documentato sul registro previsto all’articolo 70, paragrafo 2, del regolamento (CE) n° 1493/99. Dal testo del regolamento CE si deducono gli obiettivi, alcuni chiaramente espressi altri no: arricchimento del vino in aromi naturali del legno e in aromi che derivano dalla tostatura del legno, arricchimento del vino in tannini; ottenimento di vini più morbidi, più grassi, con più volume in bocca, più stabili e più resistenti al tempo; imitazione della conservazione dei vini in barriques; abbattimento dei costi di produzione. I migliori risultati si possono raggiungere con un’armonica fusione degli aromi del legno e del vitigno.
L’applicazione dei chips può essere fatta su mosti e vini di buono o elevato livello qualitativo per i vini di qualità mediocre si rischia di ottenere risultati negativi.
I chips di quercia possono essere usati: in fermentazione, quando è ricercato un debole effetto aromatizzante e un effetto strutturante, o in affinamento quando è ricercato un effetto aromatizzante e strutturante. Nelle vinificazioni in bianco e in rosso bisogna tener presente le caratteristiche varietali e la qualità delle uve prima di pensare ad un contatto con il legno.
I tempi di contatto col mosto o col vino devono essere limitati allo stretto indispensabile per l’estrazione degli aromi e dei tannini.
L’uso dei chips in vinificazione è stato autorizzato dalla CE in seguito ad un laborioso iter legislativo, con il quale sono state definite anche delle prescrizioni per il loro impiego (quali ad esempio:devono provenire esclusivamente dalla specie botanica Quercus; possono essere lasciati allo stato naturale o tostati in modo leggero, medio o forte, non devono aver subito combustione nemmeno in superficie, non devono essere stati carbonizzati, né essere friabili quando vengono manipolati; non devono aver subito trattamenti chimici, enzimatici o fisici all’infuori del riscaldamento e non devono essere stati addizionati di qualsiasi prodotto destinato ad aumentare il loro potere aromatizzante naturale o i loro composti fenolici estraibili; I chips di legno di quercia non devono liberare sostanze alle concentrazioni tali da indurre eventuali rischi per la salute o che potrebbero alterare le qualità sensoriali del vino trattato).
La pratica dell’impiego dei chips può rappresentare uno strumento per fornire al mercato prodotti a prezzo contenuto e di buon livello qualitativo e adeguati a sostenere la concorrenza internazionale.

RAIMONDI (il marchio unico)
La prima mossa da fare è quella di individuare prodotti soggetti a tutela. Dopo occorre costruire un regolamento sulla tutela del prodotto..
La costituzione di un marchio unico per la tutela delle produzioni enologiche siciliane comporta problematiche riguardanti l’aspetto giuridico-normativo e commerciale. Nel primo caso entrano in gioco gli accordi internazionali e i rapporti con le norme vigenti. La valenza del marchio unico ha carattere di difesa oltre che di valorizzazione del prodotto. Creare un marchio significa creare una struttura, un sistema di controllo per le 300-400 aziende siciliane. Una volta creato il marchio tocca investire su di esso. Il marchio comporta campagne promozionali, l’impostazione di un sistema di rete globale. Per garantire l’efficienza nel vigneto e in cantina.
Il marchio diventa la cinghia di trasmissione tra il consumatore e il territorio. Ci troviamo in un momento positivo per rilanciare il vino italiano.
Aumentare l’esportazione nei mercati emergenti dove gli attuali valori sono bassi e quindi suscettibili di crescita. Da uno studio fatto emergono quattro tipologie di mercato nei quali si può investire:
- Mercati in flessione dove il vino siciliano registra un andamento inferiore alla media del vino italiano: GERMANIA, SVEZIA, POLONIA.
- Mercati in flessione dove il vino siciliano registra un andamento superiore alla media del vino italiano: AUSTRIA, SVIZZERA, GIAPPONE, GRECIA.
- Mercati in crescita. Il vino siciliano registra un andamento inferiore alla media crescita del vino italiano: REGNO UNITO, FRANCIA, DANIMARCA, MESSICO, SPAGNA, RUSSIA.
- Mercati in crescita. Il vino siciliano registra incrementi maggiori alla media del vino italiano:
STATI UNITI , PAESI BASSI , CANADA, FINLANDIA, BELGIO, NORVEGIA, MALTA
Il consolidamento e lo sviluppo dell’immagine del vino siciliano può essere perseguita utilizzando il marchio collettivo regionale e una strategia tesa a sviluppare la presenza sui mercati globali. In un’ottica di marketing mix e per una corretta gradualità operativa si potrà prendere in considerazione una scelta volta ad un’espansione della base esportativa operando sulle attività nei mercati esteri; e contestualmente avviando le procedure per la creazione di un Marchio.
Tale strategia consente l’implementazione del marchio e nel frattempo adottare strumenti che diano respiro al vino siciliano nei mercati esteri.

Alle relazioni della II sessione è seguito un accesso dibattito sulle questioni più rilevanti emerse come l’anomalia di una produzione non per mettere in bottiglia ma per vino sfuso. Problema della commercializzazione. La vitivinicoltura deve essere accompagnata e seguita dalla politica. Il problema è la mancanza del capitale.
Interventi di D’Agostino, Manzo, Baiata (rappresentante una cantina che produce 250quintali di uva e che è in crisi).Luciano Parrinello, Oddo, Fraggetta.

15/07/2006 III SESSIONE

Ha concluso i lavori dell’Enosimposio la proposta del prof. Alberto Ugolini di una nuova metodologia di analisi sensoriale, basata su emozioni e sensazioni.
“Il profilo sensoriale del vino viene definito sulla base della valutazione dei descrittori standard”- ha affermato Ugolini - “con la nuova metodologia cercheremo di raggiungere anche il ritratto sensoriale attraverso un’analisi più approfondita di tipo aromatico. L’aspetto emozionale sarà analizzato attraverso domande in grado di descrivere le sensazioni e le emozioni suscitate dall’assaggio di un vino siciliano”.
L’obiettivo è quello di dare un’immagine alle emozioni e alle sensazioni, per entrare nel dettaglio dell’analisi sensoriale e della degustazione riuscendo a capire i motivi per cui alcuni prodotti piacciono ed altri e no, considerando anche le caratteristiche più specifiche dei consumatori. Il rischio è quello di lavorare su elementi di riferimento molto diversi tra loro, ma solo così si potrà anticipatamente capire, durante la lavorazione del vino, quale sarà il prodotto finale e a chi sarà venduto. È una strategia innovativa che si sposa bene con la nuova figura dell’enologo, tecnico per eccellenza ma anche uomo di marketing. In questo modo potrà infatti vantare un ulteriore competenza, quella appunto di tenere conto di tutti quei fattori personali del consumatore. Riflessione necessaria, questa, dal momento che oggi il vino viene consumato soprattutto per puro piacere, con una netta prevalenza dell’aspetto sensoriale ed emozionale.

CONCLUSIONE

A voce unanime è emersa la necessità di incentivare i controlli sulla produzione di vino siciliano, soprattutto in termini di tracciabilità. Il prodotto venduto in zone diverse dal territorio di produzione deve essere certificato e seguito fino alla sua commercializzazione. È indispensabile, inoltre, una forza sinergica tra produttori, imprenditori e associazioni di categoria in difesa del marchio per salvaguardare il patrimonio vitivinicolo.

 
 

 
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