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Il centro storico
I segni del passato si ritrovano nelle bellezze
artistiche e culturali di questa splendidissima
urbis, - come la chiamò Cicerone, che di Marsala fu
questore nel 75 a.C. - e affiorano ancora oggi in
ogni angolo della città. rea archeologica di Porta
Nuova, di recente, è venuto alla luce un tratto del
Decumano Massimo, l’asse viario principale costruito
dai Romani. Altri reperti archeologici, fenici e
romani, sono stati rinvenuti durante i lavori di
restauro della chiesa dedicata ai santi Fabiano e
Stefano, nella suggestiva piazzetta Purgatorio, ora
Auditorium Santa Cecilia.
Nel centro storico, palazzi, chiese e musei
raccontano più di duemila anni di storia. Poco o
niente rimane dell’antica cinta muraria cartaginese
(tratti di un fossato che le girava attorno sono
visibili in via Amendola); i resti di una nave
punica sono custoditi tra i reperti del museo
archeologico di Baglio Anselmi, sul lungomare Boeo.
Poco distante la chiesa di San Giovanni con la
grotta della Sibilla, utilizzata come battistero
durante il Cristianesimo. Tutt’intorno l’area
archeologica, con i mosaici policromi e figurati
dell’Insula romana e molti segreti ancora da
svelare. Agli Spagnoli si devono le costruzioni di
otto bastioni: quello di “San Francesco” (accesso da
villa Cavallotti) e il “Velasco” (via Bottino) sono
ancora oggi visibili. Spagnolo è pure il quartiere
militare di via Garibaldi, attuale sede del Palazzo
del Municipio, con l’adiacente mercato ittico e
ortofrutticolo ricavato dove un tempo c’erano le
stalle e le mangiatoie dei cavalli.
Antico e moderno si rincorrono lungo le vie del
centro. Botteghe e negozi mettono insieme colori e
sapori di ieri e di oggi. Storia, cultura e
tradizioni accompagnano il visitatore lungo la
passeggiata, alla scoperta di sensazioni nuove.
Porta Garibaldi rievoca lo sbarco dei Mille; Palazzo
VII Aprile tramanda memorie risorgimentali; il
Santuario dell’Addolorata (ex Madonna del tuono) e
la Cattedrale (dedicata a San Tommaso di Canterbury)
documentano momenti di fede di un percorso religioso
che fa tappa in altre chiese e santuari della città.
Gli Arazzi fiamminghi del ‘500, nel piccolo museo
della cattedrale, raffigurano scene della guerra
romano-giudaica. Altri documenti storici nel
Complesso San Pietro, al di là di piazza Loggia, nel
cuore della giudecca, l’antico quartiere ebraico.
Nel vecchio monastero benedettino rivivono l’epopea
garibaldina, il Risorgimento, le tradizioni
popolari. Il convento del Carmine, oggi sede della
pinacoteca comunale, conserva l’atmosfera mistica
d’un tempo. L’omonima piazza e le stradine limitrofe
danno altre sensazioni che continuano lungo il
Cassero (via XI Maggio) - da Porta Nuova a Porta
Mazara, in piazza Matteotti - con tante proposte per
lo shopping, le degustazioni di prodotti tipici e le
soste per piacevoli momenti di relax.
Fuori dalle porte
L’itinerario prosegue lungo la via Roma e le
stradine laterali fino a Piazza Caprera, punto di
accesso in città per chi giunge da Mazara. La
Fontana del Vino, del maestro Salvatore Fiume,
simboleggia con l’asino e la baccante la generosità
di una terra vocata all’agricoltura. Una sosta nella
piazza – capolinea per i bus che arrivano e partono
per Palermo - dà il senso di quanto sia grande in
questa città il culto per il vino e le attività
connesse. Alcune di queste si svolgono nelle Aziende
dell’immediata periferia, a due passi dalla Stazione
ferroviaria e dalla via Francesco Crispi che immette
sul lungomare, a metà strada tra il porto
commerciale e quello turistico. Sul Corso Calatafimi
la Chiesetta di San Francesco Di Paola custodisce
alcuni affreschi con immagini del Santo che alla
fine del ‘600, per i miracoli operati, fu eletto a
compatrono della città. Anche qui un legame con il
vino: nel ‘700 John Woodhouse adibì a bottaia tre
magazzini inutilizzati del vecchio convento e vi
impiantò un alambicco per produrre acquavite. Piazza
Caprera, crocevia di altri itinerari, si lascia
dietro i ritmi della città e immette da via Mazara e
da via Salemi nel vasto agro marsalese, tra bagli e
feudi che si perdono a vista d’occhio. Dal
lungomare, costeggiando Aziende e stabilimenti
vinicoli vecchi e nuovi, si arriva ai lidi, oltre i
quali si segna il confine tra i Comuni di Marsala e
Petrosino.
Il baglio
Agli inizi del XVII e XVIII secolo il baglio è
espressione del latifondo ad economia estensiva,
cerealicola-pastorale; successivamente, nel XIX
secolo, risponde alle esigenze di un’azienda più
moderna, ad economia semiestensiva differenziata.
Sparsi nel territorio, a rilevante distanza dai
centri abitati, i bagli sono nati laddove è sorto il
latifondo o si è ricostituito. La loro collocazione,
pertanto, non è dovuta al caso ma a precise e
ragionate scelte dei luoghi. Quasi sistematicamente
li troviamo in prossimità di sorgenti d’acqua e
ubicati in posizione dominante, in genere nella
parte più alta del fondo in modo da permettere il
controllo della proprietà e dei braccianti. Spesso
presentano un aspetto esteriore di luoghi
fortificati, con alte mura costruite con la pietra
delle sciare, cioè il tufo arenaceo-calcareo
scolpito e intagliato. Elemento caratterizzante è la
corte (bagghiu, dall’arabo “bahal”, da cui il nome
baglio), con il più delle volte il pozzo centrale,
dove avveniva lo svolgimento delle attività
lavorative al sicuro da ogni evento offensivo.
L’impianto tipico, comunque, inglobava il palmento e
la cantina con botti di varie dimensioni; i
magazzini per gli attrezzi agricoli e le stalle; la
cisterna d’acqua e il lavatoio. Il baglio - che
nell’area centro-orientale del territorio comunale
assume il carattere più corposo di “masseria” – è
direttamente coinvolto nella crisi agraria di fine
‘800: abbandonato e in disuso, resta una
testimonianza fatiscente, ma gloriosa, di
un’operosità e di un periodo di vita ormai
tramontato. Alcuni cadono a pezzi, di altri resta
appena un accenno. Pochi, pochissimi, sono stati
ristrutturati e si offrono al visitatore in tutto il
loro ritrovato splendore.
Dettagli sulle visite
La via dell’arte: attraversa tutto il centro
storico, tra palazzi spagnoli ricchi di fronzoli e
orpelli decorativi. L’antica Porta Garibaldi immette
nel Museo del Arazzi Fiamminghi, in cui sono
custodite otto splendide tele che raffigurano scene
della guerra giudaica. In Piazza Loggia, il palazzo
VII Aprile ricorda l’inizio dei moti antiborbonici.
La Cattedrale dedicata a S: Tommaso di Canterbury.
Il complesso monumentale di S.Pietro, ex Monastero
Benedettino del ‘500, ospita il Museo Civico, il
Centro Internazionale di studi punici, fenici e
garibaldini, la videoteca e la ludoteca. L’ex
Convento cinquecentesco del Carmine e la sua
pinacoteca. L’area archeologica, fuori Porta Nuova,
si estende fino a Capo Boeo, sul lungomare, con la
Chiesa di S. Giovanni ed il suo pozzo della Sibilla,
il Museo Archeologico nell’ex baglio Anselmi che
contiene reperti di Mozia e di Lylibeo (la Marsala
fondata dai Cartaginesi nel 397 a.c.), e l’unico
esemplare al mondo di una nave da guerra punica, una
lyburna lunga 35 metri con 68 posti per i vogatori.
Infine sull’Insula Romana i mosaici ed i resti di
quell’epoca. |