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Marsala itinerario 1

La via del sale

L'itinerario è delimitato da due capisaldi dell’archeologia marsalese, l'area di capo Boeo e l’isola di Mozia; passa dalle botteghe artigianali dei maestri bottai, eredi di un'antica tradizione, ed immette nel paesaggio incantevole della laguna dello Stagnone. Lungo la strada, allontanandosi dal mare, alcune testimonianze dell’antica Lilybeo, non tutte visitabili: la Tomba di Crispia Salvia (via Massimo D’Azeglio), l’Aiuola archeologica (via Francesco Struppa), la Necropoli monumentale (via Del Fante).

Nella zona di Sappusi compare Punta d’Alga, una lingua di terra che penetra nello Stagnone creando un piccolo porto naturale. Più in là Via Grotta del Toro, con una "galleria sotterranea" che, secondo la tradizione, consentirebbe addirittura di raggiungere la chiesa Madre. Poco più avanti comincia la “via del sale”, con il Canalone che accompagna lungo la litoranea fino alle saline. Le prime non danno ancora l’idea di quello che la natura riserva in quest'angolo di Sicilia.

Il percorso - è consigliabile la bici per godere meglio il panorama - costeggia Villa Genna, in contrada Spagnola, con la spiaggetta limitrofa, e si snoda su una strada lambita dal mare, tra villette residenziali, qualche baglio (in quello del barone Scavacchiu è visibile la torre) e alcune cappelle di privati. Dopo una breve sosta a Punta Palermo ci si immerge in una dimensione sovrumana. Non è difficile scorgere fenicotteri rosa e cavalieri d'Italia; non è raro incontrare la gru africana, la Damigella di Nimida, il Pulcinella di mare, l'anatra selvatica e l'airone cinerino. Qui tutto è possibile, benchè inimmaginabile!

Nelle saline delle contrade Ettore e Infersa si susseguono le "montagne bianche", coperte dalla tegole in inverno, che restano lungo il Canalone fino a quando il sale non viene avviato alle raffinerie. A confondervi ancora di più i mulini a vento: restaurati, giganteggiano tra le vasche salate. Quello più maestoso è sede del Museo del sale.

La laguna e Mozia
La più grande laguna della Sicilia (più di 2000 ettari) si estende tra lo sperone roccioso di punta San Teodoro e Capo Lilibeo ed è in comunicazione con il mare aperto attraverso le bocche di Tramontana e di Ponente. Qui sfrecciano i windsurf, approfittando del quotidiano vento che increspa di poco il mare;mentre le barche a vela e le canoe (potete pure noleggiarli) sono gli altri mezzi di trasporto per una “crociera” tra le isolette di questo arcipelago lagunare.
L’isola di San Pantaleo si raggiunge dagli imbarcaderi - ce ne sono due - da cui fanno spola i natanti a motore: forse l’unico suono non naturale che ci accompagna fino all’approdo a Mozia, la perla fenicia dello Stagnone. E’ come immergersi nel silenzio quando inizia la visita in questo scavo a cielo aperto: mura, necropoli, tophet, cothon, le testimonianze visibili. Nel museo, insieme ad altri reperti, il Giovane in tunica: una statua in marmo ionico a dimensione umana. La prima campagna di scavi nell’isola fu condotta dall’archeologo inglese Joseph Whitaker, appartenente alla famiglia Ingham. Assieme all’archeologia, il vino di Mozia è l’altro legame con gli Inglesi. Il vigneto, circa ____ ettari, risale alla nascita dell’industria enologica messa su da Woodhouse. Presto avrà una sua etichetta.

Completamente spoglia di vegetazione è l'isola La Schola. Boschetti di pino d'aleppo e molti esemplari di palma nana si incontrano sull'Isola Grande. Qui una serie di piante, specie in primavera, esplodono in tutta la loro bellezza: giglio marittimo, romulea, fumaria, mandragora, ferula, talune splendide orchideacee e, tra le rarità, il gladiolo comune o bizantino e la calendula marittima. Questo grandissimo "giardino mediterraneo" ospita una ornitofauna migratoria di notevole interesse essendo le isole dello Stagnone situate su una delle rotte principali del bacino del Mediterraneo. Le acque della laguna, poco profonde e calde, favoriscono la crescita della posidonia oceanica, habitat ideale per numerose specie, anche pregiate, della fauna ittica.

Da Birgi una strada sommersa raggiunge l’isola di Mozia…….
Due gli imbarcaderi per Mozia, con barche private che effettuano collegamenti quotidiani con l’isola: dalle 9 alle 13 e dalle 15 al tramonto

ETTORE INFERSA.
- si sconosce il significato di Infersa; mentre Ettore era il nome di un esponente della famiglia Grignani, proprietario di saline
- torre Vinci (solo in senso generico si può definire tale)
- Isola Grande o Lunga: si suppone un suo collegamento alla terraferma, formando la penisola Aigithallos. Essa appare formata da più isolette separate l’una dall’altra da bassi fondali
- Santa Maria: nome dall’antichissima chiesa di S. Maria di Valleverde
- Scola: forse dal latino schola; nel XX secolo vi fu edificato un locale di isolamento per malattie contagiose che pare non abbia mai funzionato.

BIRGI NIVALORO.
- prende il nome siciliano della pavoncella;
- cappella dell’Immacolata del baglio Staiti (privata)

GRANATELLO.
- piccolo “granato” (melograno)
- il baglio di Granatello, detto anche Ribici, è stato rimaneggiato
- chiesa di San Bartolomeo: ormai in rovina
- insediamento rurale di età romana

AMAFI.
- all’antico nome fu poi aggiunto Baronazzo
- baglio Woodhouse

SANTA VENERA.
- chiesa della Madonna delle Grazie (barocca): ricorda la grazia ricevuta da un giovane affetto, e poi guarito, da balbuzie. L’immagine della Madonna delle Grazie, che sta sull’altare, sarebbe quella scoperta nella parete delle grotta dove poi sorse l’attuale chiesa.


Dettagli sulle visite

La via del sale: si giunge all’isola di S. Pantaleo, l’antica Mozia, con piccole barche dalla costa a nord di Marsala; situata nell’arcipelago dello Stagnone, è riserva naturale di grande richiamo paesaggistico: un giardino mediterraneo d’incomparabile bellezza, ricco di flora e fauna. L’isola, anticamente collegata da una strada ora sommersa e visibile con la bassa marea, fu abitata da Punici, Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani. E’ definita ‘la perla fenicia’ per il grande valore archeologico dei reperti venuti alla luce: il Cothon, l’antico porto commerciale, la casa dei mosaici, la necropoli arcaica con urne cinerarie delle vittime sacrificate agli dei; nel Museo è conservata la statua di Apollo in marmo ionico, splendido giovinetto con tunica a grandezza naturale, che per la sua bellezza è stata più volte esposta a Palazzo Grassi ed è oggetto di studi da parte di famosi critici d’arte di tutto il mondo.
Rientrati sulla costa, si percorre la zona delle saline dove il paesaggio è dominato da bianche colline di sale e grandi vasche di evaporazione alternate dai mulini a vento. Nel locale centro di accoglienza verranno spiegati i cicli di produzione, dalla raccolta alla lavorazione, di un’altra attività tradizionale della costa che si estende da Marsala fino a Trapani.
 

Per informazioni sulle visite segui la proposta dell'associazione

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