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Città, contrade, perriere
Chi vuole scoprire le contrade marsalesi con le loro
peculiarità, per aggiungere altre sensazioni a
quelle suscitate dal centro storico, dal mare, dalle
saline, dai bagli, dai feudi, può avventurarsi in
questo itinerario che si lascia dietro i ritmi della
città ed incrocia, lungo la statale per Mazara del
Vallo, nuclei abitativi con storia, cultura e
tradizioni che si tramandano da padre in figlio.
Dieci chilometri di percorso lineare, fino a
Strasatti, quindi la diramazione per Santo Padre
delle Perriere, con un paesaggio che cambia
totalmente fisionomia nell'impatto con le "sciare",
le cave di tufo, la vegetazione bassa dei terreni
aridi e rocciosi.
Il viaggio parte da piazza Caprera. Via Lipari, con
le sue testimonianze della storia del vino marsala,
è il raccordo per l'itinerario sulla via del mare.
Più avanti la Villa araba, costruita in stile
coloniale agli inizi del XX secolo, poi le prime
contrade, in successione, l'una dopo l'altra. Case
semplici, quasi tutte uguali, colori tenui che
delimitano la strada fino al ponte sul Sossio. Il
fiume, piccolo, tortuoso, da anni non scende più a
valle. La siccità, il sole bruciante, hanno lasciato
solo l'alveo che arriva fino al mare scomparendo tra
le dune di sabbia. Il ponte idealmente segna il
confine tra la città e la campagna. Da qui una
chiesetta orienta verso i lidi; dall'altra parte ci
si immette nell'entroterra per gustare più a fondo
la civiltà rurale contadina, tra nuclei abitativi
sparsi, "chiani", abitazioni rurali con tetti di
tegole, orticelli e giardini. Altri due svincoli
portano da un lato al mare, dall'altro alle
campagne: Terrenove e Cuore di Gesù, un insieme di
storia e tradizioni, sagre e feste popolari tra fede
e folclore. Quella in onore di Maria Santissima
Bambina (8 settembre) suggella da queste parti
l'inizio della vendemmia, un tempo rito sacro.
Chi è fortunato può sfogliare con gli abitanti di
questi luoghi le pagine dei ricordi, l'album con
foto in bianco e nero ingiallite dal tempo. Scorrono
le immagini di feste in famiglia, pasti poveri
accompagnati da vino vecchio, dolci fatti in casa;
carteddi di canna stracolme d'uva, carretti e muli,
tini e pigiatrici. Nei feudi vinnignatura da tutta
la Sicilia, ogni anno sempre gli stessi, per
vendemmiare da scuru a scuru, dall'alba al tramonto.
Tra i filari dei vigneti ad alberello poesie, canti
e aneddoti per alleviare la fatica. Nei magazzini la
continuazione del rito: la pigiatura nei palmenti,
il travaso, le stipe di legno per trasformare il
mosto in vino. Oggi lo scenario è diverso: gli
impianti a spalliera hanno sostituito gli alberelli;
al grillo e al catarratto si sono aggiunti altri
vitigni; le cantine sociali con i loro silos hanno
soppiantato i magazzini privati. La meccanizzazione
ha imposto le sue regole. I ritmi sono diversi, i
vini di qualità sicuramente più competitivi.
Strasatti, la più popolosa borgata marsalese, con
velleità autonomistiche mai sopite, testimonia forse
più di altre questa evoluzione. Qui lo sviluppo
edilizio si accentua, le case sono meno sparse, le
attività economiche più floride. Il crocevia che
porta a Petrosino, il più giovane Comune della
provincia di Trapani; verso Mazara, ove si imbocca
l'autostrada per Palermo; in direzione di Salemi per
continuare il nostro itinerario.
Imbocchiamo così un altro rettilineo, fino alla
chiesa di Santo Padre delle Perriere. Case e negozi
ai due lati, qualche edicola votiva e un altro
bivio, con una doppia curva, prima di immetterci
sulla strada per il Santuario. Nel primo tratto
poche abitazioni sparse, vigneti, uliveti, canneti e
serre. Qua e là orti e agrumeti, motozappe e
trattori, elementi essenziali dell'agricoltura del
luogo. La chiesa che ci troviamo davanti, semplice e
neoclassica, fresca di restauro, impone una scelta:
da un lato la strada interna che riporta in città;
dall'altro quella che va a Samperi, in cui prosegue
l'itinerario; quindi la strada del Santuario,
attorno al quale si apre lo scenario delle perriere,
cave di tufo a cielo aperto; e delle "sciare", terre
rocciose e incolte che l'uomo non è mai riuscito a
dominare.
Il paesaggio, in quest'area di diversi ettari, è
desolante: poche macchie verdi, tante giummare
(palme nane) che affiorano qua e là tra le rocce.
Ovunque colline di sabbia e materiale estratto dalle
cave, un tempo floride. Oggi quasi tutte sono
abbandonate, con i segni geometrici dell'estrazione
del tufo, un lavoro duro e faticoso, durato decenni,
sotto il sole cocente di questa terra brulla. I
cantuna, a forma rettangolare, sono stati la materia
prima delle case dei marsalesi, ma spesso hanno
varcato i confini locali per raggiungere altre
città. Ora le perriere attive tra queste "sciare"
sono poche. Il tufo si utilizza per costruire muri
esterni, restaurare capitelli e archi. Da poco è
l'espressione di un artigianato che si evolve.
L'architettura moderna ne contempla un uso
diversificato, alcuni "artisti" marsalesi lo
lavorano per dare sfogo alla loro creatività. Anche
questo è il segno dei tempi che cambiano.
BERBARELLO.
diminutivo di Berbaro, altra contrada limitrofa,
dall’arabo al-barbari (berbero)
baglio De Bartoli: rimaneggiato, conserva un grande
portale e una torre circolare
baglio Buscemi
chiesa della Madonna della Cava del Ponte
torre Tunna
FORNARA SAMPERI.
presumibilmente, il nome è collegato alla presenza
di una fornace per la preparazione della calce.
Saperi risale ai Normanni o alla dominazione
angioina
villa romana
Dettagli sulle visite
Verso Mazara: include la visita alle botteghe
artigiane dei bottai che hanno ereditato, di
generazione in generazione, le tecniche della
lavorazione del rovere per produrre le botti in cui
il vino Marsala viene invecchiato anche oltre i 10
anni. Si prosegue con la visita a una delle tante
aziende locali produttrici di questo vino che si
degusterà con i tipici dolcetti della zona che ne
esaltano la qualità. L’inglese Whodhouse, nel 1773,
impiantò qui il primo stabilimento di produzione
vinicola del Marsala e la flotta inglese
dell’ammiraglio Nelson ne diffuse la conoscenza
trasportandolo ovunque a bordo delle sue navi.
Percorrendo la strada che porta al Museo
Etno-antropologico, tra gli immensi vigneti si
scorgeranno alcuni degli 80 bagli, le antiche
fattorie per la lavorazione e conservazione del
vino, alcuni dei quali sono stati ristrutturati e
sono visitabili. Il baglio Biesina ospita il Museo
della civiltà contadina con attrezzi e utensili
antichi e moderni dell’arte enologica e della
tradizione agricola locale che ne testimoniano la
storia e l’evoluzione.
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