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Marsala itinerario 4

Verso Mazara

Città, contrade, perriere
Chi vuole scoprire le contrade marsalesi con le loro peculiarità, per aggiungere altre sensazioni a quelle suscitate dal centro storico, dal mare, dalle saline, dai bagli, dai feudi, può avventurarsi in questo itinerario che si lascia dietro i ritmi della città ed incrocia, lungo la statale per Mazara del Vallo, nuclei abitativi con storia, cultura e tradizioni che si tramandano da padre in figlio. Dieci chilometri di percorso lineare, fino a Strasatti, quindi la diramazione per Santo Padre delle Perriere, con un paesaggio che cambia totalmente fisionomia nell'impatto con le "sciare", le cave di tufo, la vegetazione bassa dei terreni aridi e rocciosi.

Il viaggio parte da piazza Caprera. Via Lipari, con le sue testimonianze della storia del vino marsala, è il raccordo per l'itinerario sulla via del mare. Più avanti la Villa araba, costruita in stile coloniale agli inizi del XX secolo, poi le prime contrade, in successione, l'una dopo l'altra. Case semplici, quasi tutte uguali, colori tenui che delimitano la strada fino al ponte sul Sossio. Il fiume, piccolo, tortuoso, da anni non scende più a valle. La siccità, il sole bruciante, hanno lasciato solo l'alveo che arriva fino al mare scomparendo tra le dune di sabbia. Il ponte idealmente segna il confine tra la città e la campagna. Da qui una chiesetta orienta verso i lidi; dall'altra parte ci si immette nell'entroterra per gustare più a fondo la civiltà rurale contadina, tra nuclei abitativi sparsi, "chiani", abitazioni rurali con tetti di tegole, orticelli e giardini. Altri due svincoli portano da un lato al mare, dall'altro alle campagne: Terrenove e Cuore di Gesù, un insieme di storia e tradizioni, sagre e feste popolari tra fede e folclore. Quella in onore di Maria Santissima Bambina (8 settembre) suggella da queste parti l'inizio della vendemmia, un tempo rito sacro.

Chi è fortunato può sfogliare con gli abitanti di questi luoghi le pagine dei ricordi, l'album con foto in bianco e nero ingiallite dal tempo. Scorrono le immagini di feste in famiglia, pasti poveri accompagnati da vino vecchio, dolci fatti in casa; carteddi di canna stracolme d'uva, carretti e muli, tini e pigiatrici. Nei feudi vinnignatura da tutta la Sicilia, ogni anno sempre gli stessi, per vendemmiare da scuru a scuru, dall'alba al tramonto. Tra i filari dei vigneti ad alberello poesie, canti e aneddoti per alleviare la fatica. Nei magazzini la continuazione del rito: la pigiatura nei palmenti, il travaso, le stipe di legno per trasformare il mosto in vino. Oggi lo scenario è diverso: gli impianti a spalliera hanno sostituito gli alberelli; al grillo e al catarratto si sono aggiunti altri vitigni; le cantine sociali con i loro silos hanno soppiantato i magazzini privati. La meccanizzazione ha imposto le sue regole. I ritmi sono diversi, i vini di qualità sicuramente più competitivi.

Strasatti, la più popolosa borgata marsalese, con velleità autonomistiche mai sopite, testimonia forse più di altre questa evoluzione. Qui lo sviluppo edilizio si accentua, le case sono meno sparse, le attività economiche più floride. Il crocevia che porta a Petrosino, il più giovane Comune della provincia di Trapani; verso Mazara, ove si imbocca l'autostrada per Palermo; in direzione di Salemi per continuare il nostro itinerario.

Imbocchiamo così un altro rettilineo, fino alla chiesa di Santo Padre delle Perriere. Case e negozi ai due lati, qualche edicola votiva e un altro bivio, con una doppia curva, prima di immetterci sulla strada per il Santuario. Nel primo tratto poche abitazioni sparse, vigneti, uliveti, canneti e serre. Qua e là orti e agrumeti, motozappe e trattori, elementi essenziali dell'agricoltura del luogo. La chiesa che ci troviamo davanti, semplice e neoclassica, fresca di restauro, impone una scelta: da un lato la strada interna che riporta in città; dall'altro quella che va a Samperi, in cui prosegue l'itinerario; quindi la strada del Santuario, attorno al quale si apre lo scenario delle perriere, cave di tufo a cielo aperto; e delle "sciare", terre rocciose e incolte che l'uomo non è mai riuscito a dominare.

Il paesaggio, in quest'area di diversi ettari, è desolante: poche macchie verdi, tante giummare (palme nane) che affiorano qua e là tra le rocce. Ovunque colline di sabbia e materiale estratto dalle cave, un tempo floride. Oggi quasi tutte sono abbandonate, con i segni geometrici dell'estrazione del tufo, un lavoro duro e faticoso, durato decenni, sotto il sole cocente di questa terra brulla. I cantuna, a forma rettangolare, sono stati la materia prima delle case dei marsalesi, ma spesso hanno varcato i confini locali per raggiungere altre città. Ora le perriere attive tra queste "sciare" sono poche. Il tufo si utilizza per costruire muri esterni, restaurare capitelli e archi. Da poco è l'espressione di un artigianato che si evolve. L'architettura moderna ne contempla un uso diversificato, alcuni "artisti" marsalesi lo lavorano per dare sfogo alla loro creatività. Anche questo è il segno dei tempi che cambiano.

BERBARELLO.

diminutivo di Berbaro, altra contrada limitrofa, dall’arabo al-barbari (berbero)
baglio De Bartoli: rimaneggiato, conserva un grande portale e una torre circolare
baglio Buscemi
chiesa della Madonna della Cava del Ponte
torre Tunna
FORNARA SAMPERI.

presumibilmente, il nome è collegato alla presenza di una fornace per la preparazione della calce. Saperi risale ai Normanni o alla dominazione angioina
villa romana
Dettagli sulle visite

Verso Mazara: include la visita alle botteghe artigiane dei bottai che hanno ereditato, di generazione in generazione, le tecniche della lavorazione del rovere per produrre le botti in cui il vino Marsala viene invecchiato anche oltre i 10 anni. Si prosegue con la visita a una delle tante aziende locali produttrici di questo vino che si degusterà con i tipici dolcetti della zona che ne esaltano la qualità. L’inglese Whodhouse, nel 1773, impiantò qui il primo stabilimento di produzione vinicola del Marsala e la flotta inglese dell’ammiraglio Nelson ne diffuse la conoscenza trasportandolo ovunque a bordo delle sue navi. Percorrendo la strada che porta al Museo Etno-antropologico, tra gli immensi vigneti si scorgeranno alcuni degli 80 bagli, le antiche fattorie per la lavorazione e conservazione del vino, alcuni dei quali sono stati ristrutturati e sono visitabili. Il baglio Biesina ospita il Museo della civiltà contadina con attrezzi e utensili antichi e moderni dell’arte enologica e della tradizione agricola locale che ne testimoniano la storia e l’evoluzione. 

Per informazioni sulle visite segui la proposta dell'associazione

Fonte ©Associazione Strada del Vino di Marsala
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